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E' interessante visitare le immediate vicinanze di Spoleto, quei bellissimi luoghi che si trovano poco fuori città.

Monteluco
Il Monteluco, la cui cima si raggiunge percorrendo un'incantevole strada, costruita durante la prima guerra mondiale dai prigionieri di guerra austriaci, domina ad est la città ed è coperto da un fitto bosco di lecci secolari, sacri in età romana,come evidenzia l'origine latina del nome, "lucus" significa bosco sacro, che tuttora verdeggiano nonostante periodi di incuria e incontrollato sfruttamento. Già luogo di antichissimo culto pagano, durante il medioevo divenne una vera e propria Tebaide ospitando numerosi eremi. Oggi si presenta come un tranquillo luogo di villeggiatura eremitica, iniziata con Sant'Isacco nel V secolo e proseguita dai Benedettini dipendenti da San Giuliano. Separatisi dall'abbazia suddetta, gli eremiti del Monteluco formarono una Congregazione autonoma accentrata attorno all'eremo di Santa Maria delle Grazie, con una propria Regola. Gli eremi, divenuti con il tempo piccoli conventi, furono per secoli interdetti agli estranei e, sino e ancor dopo la Restaurazione, fu vietatissimo alle donne ascendere il monte, salvo tre giorni l'anno. A partire dal XVI secolo furono aperti come luogo di temporaneo ritiro spirituale anche ai laici, come Michelangelo che vi soggiornò nel 1556, sino a che, alla fine del Settecento, il governo della Repubblica Romana espulse la congregazione dal Monteluco prendendo possesso degli eremi. Di questi romitaggi, alcuni dei quali sono ora splendide ville, oltre all'Eremo di San Francesco, restano visibili, all'interno dell'odierno "bosco sacro", la sommità del monte, alcune grotte ove pregarono numerosi santi. Particolarissimo il piccolo camposanto, abbarbicato ad un fianco del monte esternamente al bosco sacro, cui si accede dal lato destro del piazzale, dal quale si scopre un panorama di incomparabile bellezza e suggestione.
Convento di San Francesco
Il primo nucleo del complesso, Chiesa e Convento di San Francesco, sette piccole e povere celle, ebbe origine nel 1218 ad opera del santo medesimo, accanto alla cappella di Santa Caterina d'Alessandria (secolo XII) donatagli dai Benedettini di San Giuliano. Ampliato e rinnovato nei secoli successivi, conserva tuttora visibile l'oratorio del Santo con la pietra che gli fu giaciglio, le primitive cellette e, nella piccola Chiesa (XVI secolo), opere d'arte e memorie francescane di notevole importanza. All'entrata del convento, sulla sinistra, la cappella di S. Bernardino della metà del XV secolo e, al centro del cortile del chiostro, il pozzo la cui acqua sarebbe stata fatta sgorgare dalla roccia dal santo stesso.
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Fonti del Clitunno
Le Fonti del Clitunno oggi sono molto diverse da quelle del Primo secolo, ai tempi di Plinio. Un violento terremoto nel 444 cambiò la faccia della zona e, probabilmente, fu la causa del ridimensionamento del fiume Clitunno, fino ad allora navigabile. La sistemazione odierna delle Fonti è dovuta infatti all'opera paziente di Paolo Campello della Spina che, tra il 1860 e il 1865, tolse la terra per creare lo spazio per il laghetto e provvide a far crescere la vegetazione che ancora oggi caratterizza il luogo. Solo qualche anno dopo giunse Giosué Carducci per scrivere l'ode Alle Fonti del Clitunno. Tuttavia egli non è stato il primo, pare che ai tempi di Augusto il poeta imperiale per eccellenza, Virgilio, avesse riportato a proposito del parco la curiosa leggenda dei buoi che, immergendovisi, sarebbero diventati ancora più candidi.

Una leggenda che ha a che fare con il mito del dio Clitunno, divinità che affonda le sue radici nella religiosità preromana e, forse, ha origini autoctone. Più a valle della sorgente, a circa un chilometro, si trova il Tempietto del Clitunno, opera eretta tra la fine dell'impero e gli albori dell'epoca cristiana. Nei secoli sono rimaste le testimonianze, su questo piccolo anomalo capolavoro di architettura, del Palladio, del Piranesi e del Vanvitelli.

Le Fonti sono un vero gioiello naturalistico dell'Umbria, e si trovano a Campello sul Clitunno, cittadina a metà strada tra Spoleto e Foligno; formate da sorgenti sotterranee che fuoriescono da fessurazioni della roccia attraverso le polle individuabili, a tratti, nel fondo del laghetto, tali sorgenti dalle acque limpidissime alimentano il fiume Clitunno. Lo specchio d'acqua dai colori intensi e cangianti, è ricco di rare specie vegetali che contribuiscono a dare un'aurea d'incanto. Le rive sono circondate da una fitta vegetazione, in particolare salici piangenti e pioppi. Un aspetto straordinariamente suggestivo che ne ha fatto un parco letterario oltre che naturalistico.
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L'Hotel Villa Zuccari a Montefalco è una splendida dimora di charme che potrà offrirvi lo stesso livello di comfort e di dettagli che troverete al San Luca, ma immerso in un atmosfera ancor più tranquilla, nella verde campagna umbra.
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Scarica e stampa la brochure, potrai mostrare l'hotel San Luca ai tuoi eventuali compagni di viaggio e avrai i contatti e numeri a portata di mano. Nella brochure troverai alcune delle splendide immagini della nostra struttura.